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Come farti ascoltare di più e sentirti meno solo

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Sentirsi ascoltati e sentirsi amati sono così simili che, per la persona media, sono pressoché indistinguibili – David Augsburger

Da alcuni studi e statistiche (Eurostat/Istat) recenti è emerso che molti italiani si sentono soli e che siamo i primi in Europa con questo problema((https://www.infodata.ilsole24ore.com/2017/08/30/solitudine-italia-testa-alla-classifica-perche-ci-sentiamo-soli/)). Pensa che 1 su 8 non sa a chi rivolgersi per chiedere aiuto o non hanno contatti con altre persone non avendo familiari o amicizie.

Sembra ci sia anche un problema a livello mondiale nei Paesi più ricchi e industrializzati. Sul sito Our World In Data((https://ourworldindata.org/loneliness-epidemic)), basandosi su numerosi studi pubblicati , ci si chiede se ci sia una “pandemia della solitudine”.

Dagli articoli e dalle statistiche emerge che più si è poveri e senza un lavoro, più è probabile che ci si ritrovi da soli.

Leggendo queste conclusioni ho immediatamente pensato a quell’articolo che scrissi sulle 4 abitudini d’oro delle persone fortunate((https://discoveringabetterlife.com/4-abitudini-doro-delle-persone-fortunate/)). Una delle loro strategie era proprio quella di crearsi una rete di amicizie e conoscenze di qualità. Le persone fortunate sono perciò bravi a fare amicizia e a coltivare relazioni.

Perché ci sentiamo soli?

Una delle cose che più fa sentire lontano dagli altri è il non sentirsi ascoltati. Può accadere anche stando in mezzo a molte persone.

Presi dalla solitudine, ci si domanda: “perché nessuno mi ascolta? Perché non sono abbastanza importante? Perché mi sento così solo anche stando in mezzo alla gente? Perché nessuno mi chiama? Perché nessuno si interessa a come sto?”

Di solito si inizia a colpevolizzarsi e a stare sempre peggio. Ma se visto nel modo giusto, parte del problema è legato alla capacità di dialogare, di farsi ascoltare e di condividere le proprie idee. Essendo una capacità si può imparare e si può migliorare.

Se hai un problema come questo, vedrai che alla fine della lettura non solo avrai capito meglio il problema, ma avrai diverse strategie pratiche da poter applicare per farti ascoltare di più.

La capacità di farsi ascoltare dipende anche da te

Partiamo da qui: farsi ascoltare è un’abilità chiave per creare delle buone relazioni professionali e personali. Se sai farti ascoltare, le persone prenderanno in considerazione le tue idee, le tue proposte, il tuo modo di pensare. Ti conosceranno meglio e torneranno a chiederti consigli su diverse cose.

E se non ti senti ascoltato/a le cause possono essere esterne (cioè non dipendono da te), interne, o anche un mix di queste cose.

Come ogni situazione di questo tipo, hai quindi un potere enorme su ciò che riguarda la parte interiore e meno su quello che riguarda le cause esterne. Seguimi e vedrai che tutto sarà più chiaro.

Quand’è che ci sentiamo ascoltati?

Di solito avviene quando vediamo che la persona con cui parliamo partecipa a ciò che diciamo. Quando commenta, quando sembra vivere ciò che stiamo raccontando (empatia), quando fa domande del tipo “e poi che cosa è successo? Come ti ha fatto sentire? Cosa pensi di fare?” o anche se sembra soffermarsi a riflettere su ciò che hai detto.

Al contrario, non ci sentiamo molto ascoltati quando invece la persona rimane fredda davanti alle nostre parole. Invece di seguire il nostro discorso ribatte con qualcosa che riguarda se stesso deviando l’attenzione su di sé.

Un classico esempio è quando inizia un discorso dal nulla, senza ricollegarsi a ciò che abbiamo detto noi. Ecco: questo ci lascia sempre l’amaro in bocca.

Anche a me è capitato di parlare con persone non commentavano ciò che dicevo. Nessun “ah, ma dai” o “e poi?” ecc. Ho provato a farlo presente e mi hanno risposto: “sto ascoltando.” Lì per lì h pensato “Paolo, hai aspettative troppo alte”.

Ma anche se ho provato a prenderla per buona come risposta, la sensazione era che il dialogo rimanesse un po’ distaccato e freddo.

Ho capito che per me la regola è: “finché non si condividono emozioni, fragilità, speranze e timori, stiamo parlando in modo superficiale.” Se non parli mai di cose importanti con qualcuno, o se quella persone non condivide con te cose importanti, probabilmente si tratta di una relazione superficiale.

Quali sono le cause esterne che non ti permettono di farti ascoltare?

Di solito sono:

  • l’Ambiente
  • il Momento scelto per dire qualcosa
  • il Tipo di rapporto con l’interlocutore

Vediamo meglio di cosa si tratta e cosa possiamo fare per iniziare finalmente a sentirci ascoltati.

Ci sono pochi luoghi che favoriscono l’ascolto. Di solito ci troviamo in ambienti in cui ci sono altre persone, molte distrazioni, rumori.

A volte non ce ne rendiamo neanche contro. Ricordo che nella azienda con cui iniziai a collaborare nel 2019, facevamo spesso riunioni nella sala dedicata a questa attività. Pochi minuti passati a discutere e già ci sentivamo confusi, stanchi, con poca voglia di ascoltare.

Un giorno venne un consulente esterno e ci fece notare che il soffitto non era insonorizzato. Tutte quelle voci e parole rimbombavano anche se era uno solo a parlare. Quell’eco ci affaticava più del dovuto.

Cosa puoi fare se ti accorgi che l’ambiente non è adatto?

Puoi chiedere di spostarti verso un luogo più silenzioso, raccolto, dove ci sono meno persone e l’acustica è migliore. Trova un posto che non abbia molte distrazioni, sia visive che acustiche.

Sai riconoscere o creare il momento giusto per comunicare?

Ci troviamo a volte ad avere molta fretta di comunicare qualcosa a qualcuno che è già molto impegnato in qualcosa. Per noi ha tutta l’importanza del mondo dire quella cosa in quel momento. Solo che non stiamo rispettando gli spazi e i tempi “dell’altro” per costruire relazioni di qualità. Ti piace quando qualcuno ti interrompe nelle tue cose con le sue emergenze? Non credo.

Di solito le persone non lo fanno a posta ad essere impegnate in altro. Non è una cosa personale. Salvo qualche caso di cui ti parlerò dopo.

Cosa puoi fare per trovare il momento giusto per parlare con qualcuno?

Il mio consiglio è quello di programmare un incontro. In questo modo puoi anche scegliere il posto più adatto.

Invia un messaggio alla persona in cui chiedi di poter chiacchierare e spiega perché vuoi programmare la cosa. Di solito agli amici/alle amiche basta qualcosa di molto informale tipo “vediamoci per un caffè da me alle… così possiamo raccontarci le novità” oppure “ti va di andare a pranzo in quel posto che ci piace? Vorrei chiederti un consiglio su una cosa che mi è successa e vorrei sapere di più su di te.”

Se invece è un tuo superiore o collega cerca sempre di aggiungere una motivazione valida che riguarda il lavorare meglio o in maniera più serena.

Per esempio: “ti va se mangiamo insieme a pranzo? Ho avuto alcune idee sul progetto XY e mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.” Focalizzati sul beneficio che quella persona può ottenere dalla chiacchierata.

Ricordati che chiedere un parere -sincero, in cui ascolti davvero la risposta- fa sentire l’altro importante. Una cosa che, di solito, unisce le persone.

Sempre sul creare il momento adatto…

Un’altra situazione in cui mi sono trovato diverse volte è stando in gruppo. Le persone che parlano sono più di una, insieme a noi, e quello che diciamo cade un po’ nel vuoto.

Ho capito questa cosa guardando uno stand-up comedian americano che adoro, Kevin Hart. Lui è molto bravo a raccontare storie e tenerti incollato alle sue parole. E sa come concludere una storia facendoti fare una grassa risata.

Osservando cosa fa lui prima di ogni racconto mi è venuta l’idea per questo suggerimento. Kevin, se non ha l’attenzione di tutti, non inizia mai a raccontare. Piuttosto dice “ehy, ehy, amico, ascolta! Ascolta questa storia! Una storia vera eh…”

Solo quando è sicuro di aver catturato l’attenzione e ottenuto silenzio, allora inizia a raccontare.

Cosa puoi fare per catturare l’attenzione se vedi che le tue parole cadono nel vuoto?

Molto semplice, usa una frase (o anche solo una parola) per riportare l’attenzione su ciò che stai per dire. Facciamo finta che ti trovi in una riunione di lavoro e c’è un po’ di chiasso. Basta che dici qualcosa come: “Ok, ok, ma lasciatemi dire una cosa che può essere utile a tutti…” e se non ottieni il silenzio prova ad alzare di poco il volume della voce in maniera positiva, sorridendo, e ripeti la frase scandendo le parole.

Non chiedere “scusa”, non dire mai “scusatemi…” Non devi pregare per avere attenzione. Chiedere scusa suonerebbe come un’ammissione di debolezza.

In un gruppo di persone di solito tendiamo ad ascoltare di più chi sembra avere più autorevolezza, o magari un atteggiamento sicuro.

Altre parole che puoi usare? “Ascolta… ascolta…” oppure “certo… è vero…” (magari alza una mano, sorridendo) dopo la ripetizione della parola, fai una piccola pausa.

Dovresti sentire l’attenzione concentrarsi su di te. Se non accade continua con qualche altra frase generica cercando di alzare un pochino il volume della voce senza esagerare.

Puoi anche iniziare con un elogio e un commento a ciò che è stato detto per ultimo, sempre dopo aver accentrato l’attenzione su di te.

Il succo del discorso è che devi incuriosire i presenti con una frase anche breve senza svelare ciò di cui vuoi parlare. Prova a dire qualcosa che faccia venire in mente una domanda a chi ti sta di fronte. Per esempio: “C’è qualcosa di interessante in questo report…” e aspetta che facciano silenzio. Poi continua con sicurezza, senza fretta.

Prenditi il tuo tempo per “raccontare la tua storia”.

Ma adesso parliamo delle cause interne che ti portano a non essere ascoltato (e da cui puoi ricavare grandissimi benefici).

Cause interne al non sentirti ascoltato

Fra le cause interne che puoi sicuramente migliorare e su cui puoi un ottimo controllo sono:

  • timidezza, paura del giudizio altrui, paura di “dare fastidio”
  • atteggiamento remissivo, da persona “debole”, insicuro sul cosa dire
  • poca abilità nel raccontare le cose (o comunque quelle importanti: cioè quando ti dilunghi in dettagli non importanti e non hai una struttura precisa di ciò che devi dire)

Come si supera la timidezza?

Sai, avevo enormi difficoltà a creare video. Parlare davanti a una telecamera mi terrorizzava. Ma è una cosa che poi, con quello che ti dirò, ho imparato a fare con una certa scioltezza.

Stessa cosa che si succedeva quando dovevo parlare e insegnare in aula, di fronte a 30-40 studenti. Però ad un certo punto ho capito come fare.

Il segreto per non farsi bloccare dalla timidezza è:

  1. Concentrarsi sul messaggio, specialmente se può essere utile all’altro (quindi anche sapere dove si vuole andare a parare)
  2. Esercitarsi a parlare e farlo tanto, anche da solo davanti allo specchio. Perché più lo fai più diventi sciolto nel farlo.

    Rispetto a questo, io mi esercitavo in macchina ad esempio. Immaginavo di trovarmi davanti la telecamera o in una sala conferenze e di parlare al pubblico. Certo, chi mi si affiancava con l’auto vedeva uno che parlava da solo, ma non mi importava. Ed infatti poi mi sentivo molto più tranquillo nel parlare.

    Prova a imitare il modo di parlare di qualche attore che ti piace. Imita il sorriso, la voce, la postura. Focalizzati poi sul messaggio e prova a dire allo specchio quello che vuoi comunicare. Goditi il momento mentre costruisci significati.

    Ricordati che non è una gara e non esiste LA verità. Si comunica per fare un viaggio insieme.

    In quest’ottica, più trasmetti interesse per il punto di vista dell’altro, più -magicamente- sarai ascoltato. Questo perché nessuno presta attenzione se prima non si sente ascoltato o capito.

    Cosa puoi fare praticamente per superare un po’ la timidezza?

    Qualche suggerimento te l’ho già dato. Pensa per lo più a: “ciò che sto per dire come può aiutare l’altro? Come possiamo scambiarci informazioni, punti di vista ed esperienze? Come possiamo creare soluzioni insieme?”

    Chiedi tu stesso pareri, punti di vista. Fa sì che non sia un monologo ma un dialogo. A tua volta ascolta attentamente cosa ti viene detto.

    Dimentica che ci possa essere una cosa “perfetta” da dire. Infatti non esiste. Esistono solo le opinioni, e parlare aiuta ad imparare e a scambiarsi esperienze.

    Come si migliora l’atteggiamento per farsi ascoltare?

    Di sicuro ti sarà capitato di vedere qualche intervista di attori famosi. Che sia un uomo o una donna, di solito attori molto famosi hanno un atteggiamento positivo, fiducioso, solare. A me colpisce sempre il modo che ha Will Smith di sorridere e connettersi con le persone.

    Ho parlato di questo tipo di fisiologia in un articolo in cui spiego che a seconda di come utilizziamo il corpo cambiano letteralmente le nostre sensazioni ((https://discoveringabetterlife.com/postura-depressione-felicita/)).

    Cosa puoi fare per migliorare la tua fisiologia?

    Puoi partire dalla lettura dell’articolo, intanto.

    Poi, impara anche tu a rilassarti mentre parli e a gustarti il momento. Dimostra attenzione verso chi ti sta davanti e vedrai che anche quella persona risponderà positivamente.

    Di solito, chi ha un atteggiamento remissivo e fragile, sta con le spalle curve, lo sguardo basso, non sorride. Ecco prova tutto il contrario: prova a stare con la schiena dritta, respira profondamente e con un ritmo calmo, sorridi.

    Vediamo ora l’ultimo aspetto che riguarda le cause interne del non sentirsi ascoltati…

    La capacità di raccontare le cose

    Per farti ascoltare meglio e di più c’è bisogno che tu impari a raccontare le cose nel modo giusto.

    Certo, ci sono tantissime persone naturalmente abili in questo, ma puoi sempre migliorare, anche se non pensi di essere un narratore vero e proprio.

    Per raccontare le cose e farti ascoltare prova a:

    • fare una piccola introduzione su ciò che stai per dire. Fare un riassunto iniziale di una frase è l’ideale per creare la giusta attenzione: la persona davanti a te sa dove vuoi andare a parare. Un esempio? “Voglio parlarti di 3 idee che ho avuto per migliorare questo aspetto della nostra azienda” Oppure: “ieri ho fatto diverse chiamate e ho ottenuto delle buone risposte dai nostri clienti.” Oppure: “vorrei parlarti di alcune cose che mi piacciono del nostro rapporto…” Quindi, ogni volta che devi iniziare a raccontare qualcosa, riassumi ciò di cui stai per parlare.
    • cambiare ritmo del parlato. Veloce se le persone si stanno un po’ “annoiando” (come dopo una pausa pranzo). Lento se c’è troppa energia/tensione nell’aria. Prova anche ad usare le pause.
    • usa un po’ di autoironia ma senza denigrarti
    • immagina sempre, prima di iniziare a parlare, dove inizia la tua storia, come si svolge nel mezzo e come si conclude. Inutile dire che se hai una conclusione a effetto, ci guadagni molto in fatto di attenzione.
    • inserisci le tue sensazioni, le tue fragilità, le tue speranze. Sono più importanti dei dettagli senza importanza.
    • vai al succo della questione: non aprire 10 discorsi o 10 parentesi diverse. Punta alla sintesi e ad una sola storia.
    • fai anche tu domande e ascolta attentamente l’interlocutore. In questo modo crei un dialogo.

    E se hai fatto tutto il possibile ma le cose non migliorano? Significa che devi cambiare compagnie…

    C’è un ultimo aspetto di questo interessante tema di cui voglio parlare.

    Ti capiterà sicuramente di scoprire che, non importa quanti sforzi tu faccia, determinate persone tenderanno a non ascoltarti. Saranno le persone che ti faranno sentire privo di valore. Solo. Infelice.

    Ho passato molto tempo della mia vita a cercare di essere ascoltato da certe persone. Persone anche molto importanti.

    Ho provato a fare qualunque cosa ma proprio non gli interessavo. E allora ho capito che non si può piacere a tutti.

    Se per esempio sei una persona con interessi specifici, non proprio nella media, o magari con un’intelligenza/creatività/curiosità non comune, non ti sarà facile sentirti ascoltato/a.

    Anche se è doloroso, te lo posso assicurare, non c’è niente di male. È qualcosa di naturale.

    Se capisci che pure facendo di tutto non ti viene prestata la giusta attenzione è semplicemente arrivato il momento di cambiare compagnie. Cambiare aria. Cambiare lavoro.

    Se hai fatto di tutto per costruire un dialogo e non ci sei riuscito/a, vuol dire che dall’altra parte non c’era la stessa intenzione. E tu, come tutti quanti, meriti certamente di stare con persone che ti capiscono, ti ascoltano, ti trasmettono valore.


    Tre consigli di lettura che ti aiuteranno a risolvere questo problema

    1. Come parlare in pubblico e convincere gli altri di Dale Carnegie

    La nostra realizzazione personale, sia nella sfera lavorativa sia in quella privata, dipende in larga misura dalla nostra capacità di comunicare con chiarezza chi siamo, che cosa desideriamo, in cosa crediamo. Questo libro ti insegna come persuadere, informare, divertire gli altri e ottenere da loro ciò che vuoi.

    2. Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie

    dale-carnegie-come-trattare-gli-altri

    Le parole che Carnegie suggerisce non sono divagazioni teoriche di un esperto in relazioni interpersonali, né capitoli di un altisonante trattato di psicologia: semplicemente sono consigli che hanno un immediato utilizzo pratico sul lavoro, in casa, negli affari e nei rapporti sociali in genere.

    In uno stile colloquiale e piacevole Carnegie dà una soluzione ai problemi di tutti i giorni che nessuna scuola prepara ad affrontare.

    3. Come parlare con chiunque. 92 piccoli trucchi per un grande successo nelle relazioni di Leil Lowndes

    Ti è mai capitato di provare ammirazione per le persone di successo a cui sembra non manchi proprio nulla? Fanno conversazione con sicurezza alle feste, sanno parlare nelle riunioni di lavoro e ricoprono delle ottime posizioni professionali, danno le feste più belle e hanno gli amici più interessanti. Non sono per forza più intelligenti di te, né si presentano necessariamente meglio. La differenza sta nella loro grande capacità di comunicare con gli altri. Grazie alle 92 tecniche di Leil Lowndes, facili ed efficaci da usare, scoprirai come diventare anche tu un maestro della conversazione nella vita, in amore e negli affari. Come parlare con chiunque unisce le ultime ricerche condotte dagli esperti del settore con le consuete annotazioni argute e affettuose di Leil Lowndes.

    Conclusioni

    Riassumendo perciò ti consiglio di imparare a:

    1. trovare il momento ed il luogo più adatto per parlare
    2. catturare l’attenzione prima di iniziare a parlare e scandire determinate parole
    3. essere sintetico, iniziando ogni dialogo con piccoli riassunti di ciò che andrai a dire
    4. cambiare ritmo a seconda delle circostanze
    5. cambiare (interlocutore, ambiente di lavoro, amicizie) se, dopo averci provato, non ottieni risultati

            Quindi migliorati più che puoi ma se trovi sempre un muro di disinteresse fai i bagagli e vai altrove. Di sicuro, da qualche parte, troverai di meglio.

             

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